L’evoluzione del disturbo ossessivo compulsivo

Dalla paura della contamizione all’ossessione di essere omossessuali

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L’evoluzione del disturbo ossessivo compulsivo

  • articolo a cura della Dott.ssa Erica Carbone

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è una patologia molto antica che colpisce moltissime persone obbligandole a modificare il proprio stile di vita. Pensieri invasivi occultano la realtà e spingono a comportamenti incontrollati e ripetitivi che obbligano il paziente ad impiegare buona parte della propria giornata a verificare la veridicità della propria ossessione. Ciò che cambia, a seconda del periodo storico, è il tipo di pensiero che offusca la lucidità dell’individuo. Storicamente, quando si parlava di questo malessere, si faceva riferimento soprattutto agli atteggiamenti di controllo relativi alla chiusura del gas, alle finestre e alle porte (DOC Checker); alla stessa maniera, molto comune è il Disturbo Ossessivo Compulsivo di tipo Washer che si manifesta attraverso l'ossessione di potersi contaminare venendo a contatto con determinati oggetti, con successiva necessità di igienizzare ripetutamente parti del corpo o dell’ambiente in cui si vive al solo scopo di evitare trasmissione di malattie.

A seconda, però, del periodo storico in cui viviamo, il tipo di ossessione può cambiare e così la compulsione che ne consegue. Nell'ultimo periodo molti pazienti si stanno rivolgendo al mio studio ossessionati dall'idea di poter essere omosessuali. Queste persone, solitamente ragazzi alle porte dell’età adulta, sono devastate dall’idea di poter non essere etero come hanno sempre creduto. Per dimostrare a se stessi la propria virilità/femminilità, non di rado, mettono in atto compulsioni di vario tipo (masturbazione compulsiva, ricerca di sesso eterosessuale…) che dimostrino la loro sessualità; qualcuno, per disperazione, tenta anche il rapporto omosessuale per valutare se effettivamente può essere oggetto di piacere. Se anche in quel momento non vi è nessun piacere l’ossessione non si placa ugualmente o, comunque, non a lungo, così come non va via l’ossessione di fronte all’inequivocabile eccitazione di fronte a persona dell'altro sesso.

La differenza pratica da chi è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo di questo tipo e un omosessuale è che l’omosessuale pensa al coming out come una liberazione, ad un sogno a volte proibito a causa dei limiti imposti dalla società o dalla famiglia; diversamente, il paziente ossessivo compulsivo vede nel coming out la fine di un'esperienza devastante che gli distruggerà la vita. Alcuni pazienti, di fronte alla prospettiva di scoprire di essere omosessuali, pensano anche al suicidio come soluzione ultima.

Alla base di questi disturbi vi sono dei forti malesseri di varia natura che possono provenire da condizioni familiari e sociali poco lineari o da rigidità e aspettative personali difficili da rispettare. Nello specifico, l’ossessione di poter essere omosessuali è frutto anche del messaggio errato che parte della società fa passare, dove la sessualità diviene spesso frutto di una scelta e non di un essere.

Non di rado può rendersi necessario l'uso di farmaci, in ogni caso la psicoterapia è di grande aiuto per comprendere da dove provengono queste ossessioni e cercare di limitarle sempre più, riprendendo uno stile di vita adeguato.

Dott.ssa Erica Carbone
Psicologa Psicoterapeuta - Salerno

 

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Ultima modifica: 01/07/2016

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